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Caduta di Napoleone
Parigi cadde il 30 marzo 1814, Napoleone abdicò l'undici, e il giorno 20 partì per l'isola d'Elba. Il vicerè d'Italia Eugenio di Beauharnais, que all'inizio di aprile si era postulato come sovrano di un regno italiano indipendente, il 22 aprile stipulò con gli alleati un accordo in base al quale il Regno Italico in toto passava sotto dominio austriaco. L'indignazione e l'amarezza che invasero le le truppe italiane al cospetto della vacillante e subdola condotta del figlio di Giuseppina, traspare dalla disincantata ironia di Costante Ferrari, il futuro amico di Agostino:
"Correa voce che il Vice-Re volesse battersi fino all'estremo, ciò che rallegrava noi tutti, che solo potevamo sperare qualche vantaggio per noi e per l'Italia. Ma indi a pochi giorni fu affisso un proclama, che egli lasciò partendo concepito in questi termini: "La politica e le vicende del mondo mi chiamano altrove. Con dolore debbo abbandonare l'armata: ma però ho nel mio cuore l'Italia. Se il mio braccio fosse buono, sarei pronto ad adoperarlo per essa". Nella notte più cassoni tirati da 4 e 6 cavalli uscirono da Mantova contenenti il tesoro del Vice-Re, e al povero esercito nemmeno un bicchier d'acqua... Sventurati Italiani. Ahi! male spesi nostri stenti, mal versato nostro sangue!"
Alla fine di aprile, quando gli effettivi del Reggimento di Artiglieria a Cavallo, e con essi Codazzi, rientrarono al deposito di Pavia, il Regno Italico non esisteva più. Al suo posto si ergeva nuovamente l'impero austriaco -della cui precedente dominazione, terminata nel 1796, non potevano ricordarsi i giovani della classe 1793-, che non tardò a restaurare l'antico apparato amministrativo e di governo, improntandolo al medesimo autoritarismo d'un tempo. Il nuovo comando militare decretò l'immediata dissoluzione dell'Esercito del Regno Italico, e allo stesso tempo provvide ad incorporare i suoi effettivi. Tuttavia, i soldati e gli ufficiali che preferirono essere esonerati dal servizio, furono la maggior parte. Codazzi non fu da meno.
Agli ordini di Lord Bentinck
"Venni in Patria [a Lugo] -scrive il futuro cartografo- e pochi dì mi ristette e passato a Genova presi servizio nelle truppe italo-brittaniche sotto i comandi di Lord Bentinck al 3º Regg. della leva ital. come cadetto".
Lord William Bentinck fu ministro plenipotenziario della corona britannica presso la corte borbonica fra il 1811 e il 1814. Durante la permanenza in Sicilia, si adoprò attivamente, per certo contro la volontà dei regnanti, affinchè nell'isola venisse adottata una costituzione modellata all'inglese. Non soddisfatto, all'inizio del 1814 Lord William sbarcò a Livorno a capo d'una legione anglo-siciliana al fine di liberare il nord della penisola dalla dominazione francese. Il proclama che subito indirizzò ai combattenti dell'Esercito del Regno Italico per convincerli ad unirsi all'Italian Levy suscitò le speranze patriottiche di molti, e a ragione, visto che in esso si parlava di liberare l'Italia dal giogo straniero, onde fare di essa una nazione unita e indipendente. Appena sbarcato, Bentinck avanzò verso le Alpi Apuane, s'impadronì di La Spezia e proseguì verso Genova, che cadde in suo potere il 18 aprile. Fu attorno a questa data che Codazzi, che non doveva essere rimasto indifferente all'appello di Livorno, decise di arruolarsi nelle truppe "di liberazione" di Lord Bentinck.
Ma l'assetto che l'Inghilterra intendeva dare agli stati italiani nella fase post-napoleonica niente aveva a che vedere con i disegni di Bentinck, per cui lo slancio dell'Italian Levy si arrestò rapidamente. Il fallimento dell'impresa accrebbe lo scompiglio e l'avvilimento dei patrioti, i quali vedendo che Bentinck -preteso campione della libertà- si piegava alla ragion di stato, dovettero per forza di cosa concludere che "la sua leggerezza pareva inganno".
Fra il maggio del 1814 e l'agosto dell'anno seguente, Codazzi seguì l'andirivieni delle truppe anglo-siciliane:
"Passai di poscia nell'artiglieria e partì per la Sicilia alla discesa delle truppe napoletane negli stati pontifici. Rivenni poscia in Genova indi a Marsiglia dopo accaduta la battaglia di Vaterloo, ove per vari mesi rimasi in guarnigione..."
Bentinck mantenne il comando delle truppe britanniche nel Mediterraneo fino al 24 maggio 1815. Cinque mesi prima, nel dicembre del 1814, la Repubblica di Genova -proclamata dallo stesso Bentinck subito dopo la "liberazione" della città- era stata ceduta al regno di Sardegna. Ciò, tuttavia, non comportò l'immediata smobilitazione dell'Italian Levy (forse per il fondato timore di una riscossa napoleonica). Di conseguenza, è probabile che durante i primi mesi del 1815 gli ufficiali della leva italiana, compreso il cadetto Codazzi, si dedicassero all'addestramento del contingente genovese dell'esercito sardo.