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Domenico Codazzi, al pari degli altri lughesi, risultò gravemente danneggiato da questo avvenimento. Invero, la furia delle truppe napoleoniche non risparmiò la casa di via Brozzi ("che era molto grande ed era riccamente ammobiliata"), la quale era appartenuta al padre di Domenico, di nome Agostino, "un uomo ricco... che commerciava in seta". Gli effetti del sacco non si limitarono alla "tremenda razzia" e all'incendio della casa, ma causarono anche la rovina dell'azienda di famiglia. Nel 1796, dunque, per Agostino Codazzi sfumó di colpo l'evenienza di diventare vuoi un prelato vuoi un avvocato, e questo perchè, se da un lato le misure anti-ecclesiastiche imposte da Napoleone fecero sì che i seminari si convertissero in scuole militari, dall'altro il tracollo economico dei Codazzi, collegato in qualche modo a quelle stesse misure, impedì che Agostino accedesse all'università.
Malgrado il diffuso e persistente sentimento anti-francese, a Lugo non mancò di verificarsi -specialmente fra i giovani- un progressivo distacco dal sistema di valori tradizionali. In Romagna, così come nelle altre regioni della Repubblica e poi del Regno d'Italia, la mentalità confessionale e reazionaria che si è detto caratterizzare buona parte della popolazione, fu soppiantata gradualmente, e non senza resistenze, da un atteggiamento più aperto e, per così dire, "illuminato".