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Fra il 1799 e il 1810, Agostino Codazzi occupò uno degli spazi in cui detto rinnovamento venne maturando e dibattendosi, cioè, la scuola pubblica. In quell'arco di tempo, in ambito educativo, le attese create dall'ideario giacobino e liberale dovettero misurarsi con la realtà della politica sociale francese, spesso incapace o restia a mettere in pratica il programma rivoluzionario. Fin dall'inizio del Settecento, Lugo disponeva di un cospicuo apparato pedagogico, conformato da scuole pubbliche e religiose. Fra le prime, capeggiava il Collegio Trisi, dove, nel corso di alcuni decenni, alle cattedre di Grammatica e Retorica si era andato affiancando l'insegnamento del Diritto civile e canonico, e da ultimo un corso di Filosofia. Agostino dovette accedervi verso il 1800, nel momento in cui a Lugo, con il ritorno dei francesi, venivano riattivate le misure anticlericali. Sempre nel 1800 si riprese a lavorare alla riforma dell'istruzione pubblica, un processo che a fasi alterne si protrasse fino al 1805. Il nuovo ordinamento, che con tutta probabilità regolò parte dell'iter scolastico del nostro, comprendeva due cicli di studi elementari, entrambi di due anni, seguiti da quattro anni d'insegnamento secondario. Poi, per chi volesse iscriversi all'università, era previsto un biennio di studi superiori in licei, scuole speciali o accademie. Nel corso dei primi due anni di elementari, lo scolaro, oltre a studiare il catechismo, imparava a leggere, scrivere e far di conto. Le materie del ciclo seguente comprendevano fonetica, ortografia e calligrafia, calcolo, dottrina ed educazione civica. Il latino e il francese rientravano invece nei programmi delle ginnasiali.