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Codazzi in Colombia
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Manuel María Paz, Laguna de Guatavita. La leggenda dell'uomo d'oro -El Dorado- prese forma attorno alla Laguna di Guatavita, importante centro religioso precolombiano.
Perso nella selva
Nel 1855, la Commissione si limitò ad effettuare misurazioni nella zona del fiume Bogotà, al di sotto della cascata del Tequendama. Esplorò pure il sistema idrografico del fiume Sumapaz, poi, passando da Pandi, riemerse nella Sabana di Bogotà. Dopo aver misurato il massiccio di Chingaza, la settima spedizione intraprese il cammino dei llanos orientales, facendo tappa a Villavicencio (18 dicembre 1855), Cumaral e San Martín. Visitò pure le lagune di Monacacías e Uva, discese per un tratto il fiume Meta, poi -a causa delle febbri che attaccarono sia Codazzi che altri membri della spedizione- ripiegò verso Moreno. Non appena fu sfebbrato, il cartografo lasciò quest'ultima località e percorse a cavallo un lungo tratto di pianura, poi, sempre a cavallo, seguì il corso del fiume Casanare fino al paese di Arauca. Sulla via del ritorno, passò di nuovo da San Martín, da dove proseguì per Gachalá e Gachetá. Arrivò a Bogotá il 12 marzo 1856. Qualche settimana più tardi ricevette la promozione a generale.
Il primo gennaio 1857, dopo avere eseguito misurazioni nei pressi di Neiva, Codazzi, in compagnia di un bizzarro esploratore negro, Miguel Mosquera, intraprese il cammino del Caquetà, una regione selvatica e quasi completamente sconosciuta. Atraversato il fiume Sauza, s'inerpicarono su per un'erta, superata la quale -annota Schumacher- "non tardarono a penetrare nella selva infinita". Scrive a sua volta Codazzi:
"Siamo circondati da un'immensa massa vegetale. Qui la natura si fa beffe di chi afferma che l'uomo è signore e padrone del creato. Da una collina si avvvista l'orizzonte: non si vede altro che un mare sconfinato color verde scuro, dal quale emergono, a mo' di isole, alcune alture più chiare, ma pur sempre di color verde. La smisuratezza e lo spessore della vegetazione non permette di vedere il suolo che la alimenta, nè l'acqua da cui si abbevera; la monotonia del silenzio è interrotta solo dai ruggiti delle fiere e dalle strida e dai fischi e dal canto degli uccelli..."
Ritorno a Bogotà
Il viaggio proseguì verso Mocoa, indi verso l'alveo superiore del fiume Putumayo. Gli interessi di Codazzi, nel corso di questa esplorazione, non erano solo nè principalmente geografici: a motivarne la curiosità era piuttosto la realtà indigena. Scrive il cartografo:
"Sono entrato in contatto con diverse tribù appartenenti alla popolazione autoctona della Nueva Granada, e sono venuto a sapere molte cose sui loro costumi e sulle loro attività attuali, e mi sono fatto un'opinione. Non ho scoperto alcunchè che possa far pensare che, dall'epoca della conquista in poi, la condizione spirituale e sociale degli indios sia migliorata."
Dopo aver attraversato il páramo (altopiano) de las Papas -avendo sembre negli occhi l'abbagliante cima innevata del Puracé-, Codazzi ridiscese verso la valle del Magdalena, e il 4 aprile pervenne a Timaná. Nei pressi di quest'ultimo paese, visitò ed esaminò con somma cura le rovine archeologiche di San Agustín, riguardo alle quali redasse pure un interessante studio. Procedette poi a effettuare misurazioni nelle province del Tolima e del Huila. Il 18 giugno si trovava nuovamente a Bogotà.
Un anno più tardi, l'11 giugno 1858, Codazzi consegnò a Manuel A. Sanclemente, membro del gabinetto di governo, le carte terminate di sei degli otto stati in cui era stata da poco risuddivisa la Confederación Granadina (che rimpiazzò la repubblica della Nueva Granada). Nel corso degli ultimi mesi, le cose, per il cartografo, erano cambiate in peggio, in parte a causa della scarsissima "sensibilità geografica" del presidente Mariano Ospina. Oltremodo irritato a causa del modo ottuso ed insolente col quale il governo esaminò la sua proposta di terminare quanto prima il rilevamento della regione atlantica, Codazzi sbottò:
"Ero convinto che il carattere dell'impresa da me iniziata non potesse ridursi ad una mera questione contrattuale, e che meritasse invece certa considerazione e certo rispetto... ma mi sbagliavo: non stavo lavorando al fine di ossequiare a questa nazione un'opera scientifica, per la cui esecuzione il denaro, se pure inevitabilmente presente, non era da intendersi come compenso di servizi, bensì come un mezzo per garantirne il buon fine. Mi sono reso conto che non si trattava di un monumento in onore e beneficio della Nueva Granada, ma che invece era vista come una di quelle tante cose che si comprano e si vendono. Una delusione di questo genere è una crudeltà per un uomo che ha cercato la gloria facendo conoscere al mondo colto queste terre ancora inesplorate."
Amareggiato e scontento, Codazzi avvertì allora l'urgenza di sottoporre il proprio lavoro ad una profonda anche se lacerante revisione critica:
"Sebbene sia giunto alle soglie della vecchiaia, devo recarmi a Parigi per poter portare a termine il mio lavoro, giacchè qui non posso avvalermi dell'aiuto critico di nessuno. Devo parlare con studiosi come Boussingault, Schomburgh e Humbold. Devo visitare le società scientifiche e le accademie. Devo ricominciare tutto da capo. Se non lo facessi, i miei sforzi e la mia costanza sarebbero stati vani. Ai giorni nostri, chi lavora isolato non può essere utile al mondo."
Morte del nostro eroe
Alla fine del 1858, "senza far conto su anticipi o aiuti economici del governo", Codazzi intraprese la sua ultima spedizione, accompagnato unicamente da Manuel María Paz. Da Honda si diresse a Badillo, visitò la palude di Simití e successivamente quella di Zapatoca. Da Chimichagua procedette verso i monti dei Motilones, e il 20 gennaio giunse a Espiritu Santo, "da dove il cammino verso Valledupar e la tanto sospirata Sierra Nevada si presentava ormai spedito". Ma non era scritto che il nostro eroe la raggiungesse. Scrive Luis Striffler:
"Appena pronunciai il nome di Codazzi, don Oscar Trespalacios esclamò: "Codazzi arrivò con la sua gente, ivi compresi sei soldati, alla mia fattoria di Las Cabezas. Era già in preda ad un attacco di febbri terzane, per cui gli consigliai che prima di proseguire si rimettesse in forze. Da me vi era qualche comodità, e avrei potuto garantirgli cure e un'assistenza permanente, ma lui si disse impaziente di concludere quanto prima il suo atlante, al quale mancavano solo le carte delle province del Magdalena e del Bolivar. Stando nella mia fattoria misurò una linea da sud a nord, e poi decise di spostarsi al "pueblecito" (paesino), che è il nome che qui danno a Espiritu Santo, dove lo accompagnai: giunti colà si aggravò. Corsi fino a Valledupar a chiamare il signor Pavajeau, che s'intende di medicina, ma quando tornai Codazzi era già stremato". Tre giorni dopo la Colombia aveva perduto il suo geometra..."
Era il sette febbraio 1859. Di Codazzi possediamo diversi ritratti, alcuni eseguiti da artisti di pregio. Nessuno di essi, tuttavia, è così intenso come quello tracciato a parole da Manuel Ancízar:
"Le lusinghiere parole con cui il Segretario [de Relaciones Exteriores], nel rapporto presentato al Congresso, si è espresso nei confronti del signor Codazzi, sono penetrate fino al cuore di quest'uomo così modesto e allo stesso tempo così savio, e lo hanno vieppiù convinto a dotare il nostro paese di un'opera che sia una testimonianza del suo sapere... Non abbastanza apprezzato, ed anzi perseguitato, in Venezuela, vedo con orgoglio che la Nueva Granada lo onora e lo rispetta come si merita un veterano delle scienze positive. Quando ricevetti [copia de] il rapporto, lo chiamai, e cominciai senz'altro a leggere la sezione "Commissione Corografica", osservando di sottecchi l'impressione che gli faceva la lettura. Il degno Colonnello ascoltava a testa bassa, accarezzandosi i baffi; la sua emozione aumentava gradualmente, e quando finii si alzò silenziosamente e se ne andò nella sua stanza. Il suo silenzio diceva molto, ed il fatto che si fosse ritirato diceva ancor di più. Dopo un po' si udì la sua voce ringiovanita intonare canzoni apprese nell'esercito di Napoleone, la qual cosa, per il signor Codazzi, è la più alta manifestazione di gioia... "