Agostino Codazzi - Biografia

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Vita e imprese di un geografo emiliano-romagnolo nella America Tropicale

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Battaglia di Bautzen, maggio 1813
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Campagna napoleonica del 1813
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Battaglia di Dresda, agosto 1813
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Battaglia di Hanas, ottobre 1813
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Battaglia di Leipzig o delle Nazioni, 15 ottobre 1813
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La armata napoleonica

Nel corso della Campagna di Germania del 1813, Bonaparte si valse ancora una volta dell'aiuto dell'esercito del Regno Italico. In questo caso il contributo dell'Italia, che alla Campagna di Russia aveva apportato un contingente di 27.397 effettivi, un gran numero di cavalli e una notevole quantità di approvvigionamenti, fu di 28.444 uomini, 8.908 cavalli e 46 pezzi di artiglieria, forze che conformarono una divisione al comando del generale Peyri e una brigata agli ordini del colonnello Zucchi. Della divisione Peyri, costituita fra febbraio e marzo del 1813, faceva parte la 4ª Compagnia del Reggimento di Artiglieria a Cavallo comandata dal maggiore Armandi, reparto al quale apparteneva l'allora maresciallo Agostino Codazzi, "classe 1793".

Prima battaglia di Codazzi

Il 2 maggio, a Lutzen (località a 19 chilometri da Lipsia) si scatenò la prima battaglia della campagna. Fulcro dei combattimenti fu il villaggio di Kaja, sul quale si concentrò da tutto primo l'attacco alleato; riconquistato dal III Corpo d'Armata del maresciallo Ney, perduto nuovamente e ripreso per la terza volta grazie all'intervento dello stesso Bonaparte, al far della notte Kaja e i paesi contigui caddero definitivamente in mano francese; allo stesso tempo, tornavano sotto controllo napoleonico le città di Dresda e Lipsia. A quanto pare, per Codazzi si trattò del battesimo del fuoco.

L'8 maggio Napoleone entrò a Dresda, dove stabilì il suo principale deposito avanzato. Nei giorni successivi, avendo ricevuto rinforzi dalla Francia, riorganizzò i suoi due eserciti, lasciandone uno al comando del maresciallo Ney e tenendo per sè l'altro. Il IV Corpo d'Armata di Bertrand passò agli ordini dell'Imperatore, il cui obbiettivo immediato era lanciarsi simultaneamente su Berlino e su Bautzen, situate entrambe sulla Spree. L'offensiva contro Bautzen fu fissata per il 20 maggio, però il giorno 19 un corpo d'armata nemico -25.000 uomini agli ordini di Barclay- si scontrò per caso con la divisione Peyri, spiegata sull'estremità sinistra delle linee francesi, a Königswarta. L'urto, violentissimo e impari, scompigliò le truppe italiane, le quali poterono evitare a malapena una disfatta, e non senza l'aiuto della cavalleria di Ney. A questo combattimento prese parte sicuramente il nostro maresciallo, poichè è comprovato che il maggior Armandi e la sua batteria riuscirono a bloccare l'avanzata di preponderanti forze nemiche. Nei giorni seguenti, -20 e 21 maggio- la divisione italiana, allora comandata dal generale Santandrea, intervenne nella battaglia di Bautzen. La 4ª Compagnia svolse anche in questo caso un ruolo di rilievo, tant'è vero che il suo comandante, Pier Damiano Armandi, si guadagnò sul campo i galloni di colonnello.

Seppure tecnicamente vittoriose, tanto la battaglia di Lutzen come quella di Bautzen non presentarono un saldo molto positivo. Invero, ventimila fra morti e feriti (da parte francese), non bastarono nè a scongiurare la minaccia militare alleata nè a far desistere l'Austria dal proposito di unirsi alla coalizione. Per cui, dopo la seconda vittoria di Pirro, Napoleone si decise a siglare un armistizio. Le ostilità ripresero il 16 agosto, ora con la partecipazione dell'Austria e della Svezia. Nel frattempo, la divisione Fontanelli (ex-Peyri), sempre aggregata al IV Corpo d'Armata di Bertrand, era andata ad ingrossare l'Esercito del Nord. al comando del maresciallo Audinot. Fra il 19 e il 23 agosto, costui tentò di portare a termine una manovra su Berlino, ma il suo tentativo, a causa del deciso intervento dei prussiani di Bulow, terminò malamente. Allora le truppe di Audinot ripiegarono su Wittenberg protette, nel corso della ritirata, dal contingente italiano.

All'inizio di settembre, la divisione Fontanelli prese parte ad un'altra operazione contro Berlino, la quale si concluse con l'infausta rotta di Ney a Dennewitz, sempre ad opera delle truppe di Bulow; successivamente partecipò ad una serie di scontri vittoriosi con truppe svedesi (22-27 settembre) e il giorno 28 raggiunse il campo fortificato di Torgau, dove le soldatesche italiane sfilarono al cospetto di Napoleone, il quale ne elogiò calorosamente il comportamento. Il fatto che Codazzi partecipasse alle operazioni dell'Esercito del Nord, permette di escludere -a dispetto di ciò che affermano Magnani, Ancizar y Perazzo- che possa essersi trovato a Dresda e Kulm. Invece, ciò che non è determinabile è il momento in cui fu promosso a "maresciallo d'alloggio in capo"; comunque vi è da credere che per Agostino l'emozione suscitata dalla vista dell'Imperatore a Torgao fosse ben più intensa di quella provocata dalla promozione.

Il 2 maggio, a Lutzen (località a 19 chilometri da Lipsia) si scatenò la prima battaglia della campagna. Fulcro dei combattimenti fu il villaggio di Kaja, sul quale si concentrò da tutto primo l'attacco alleato; riconquistato dal III Corpo d'Armata del maresciallo Ney, perduto nuovamente e ripreso per la terza volta grazie all'intervento dello stesso Bonaparte, al far della notte Kaja e i paesi contigui caddero definitivamente in mano francese; allo stesso tempo, tornavano sotto controllo napoleonico le città di Dresda e Lipsia. A quanto pare, per Codazzi si trattò del battesimo del fuoco.

L'8 maggio Napoleone entrò a Dresda, dove stabilì il suo principale deposito avanzato. Nei giorni successivi, avendo ricevuto rinforzi dalla Francia, riorganizzò i suoi due eserciti, lasciandone uno al comando del maresciallo Ney e tenendo per sè l'altro. Il IV Corpo d'Armata di Bertrand passò agli ordini dell'Imperatore, il cui obbiettivo immediato era lanciarsi simultaneamente su Berlino e su Bautzen, situate entrambe sulla Spree. L'offensiva contro Bautzen fu fissata per il 20 maggio, però il giorno 19 un corpo d'armata nemico -25.000 uomini agli ordini di Barclay- si scontrò per caso con la divisione Peyri, spiegata sull'estremità sinistra delle linee francesi, a Königswarta. L'urto, violentissimo e impari, scompigliò le truppe italiane, le quali poterono evitare a malapena una disfatta, e non senza l'aiuto della cavalleria di Ney. A questo combattimento prese parte sicuramente il nostro maresciallo, poichè è comprovato che il maggior Armandi e la sua batteria riuscirono a bloccare l'avanzata di preponderanti forze nemiche. Nei giorni seguenti, -20 e 21 maggio- la divisione italiana, allora comandata dal generale Santandrea, intervenne nella battaglia di Bautzen. La 4ª Compagnia svolse anche in questo caso un ruolo di rilievo, tant'è vero che il suo comandante, Pier Damiano Armandi, si guadagnò sul campo i galloni di colonnello.

Seppure tecnicamente vittoriose, tanto la battaglia di Lutzen come quella di Bautzen non presentarono un saldo molto positivo. Invero, ventimila fra morti e feriti (da parte francese), non bastarono nè a scongiurare la minaccia militare alleata nè a far desistere l'Austria dal proposito di unirsi alla coalizione. Per cui, dopo la seconda vittoria di Pirro, Napoleone si decise a siglare un armistizio. Le ostilità ripresero il 16 agosto, ora con la partecipazione dell'Austria e della Svezia. Nel frattempo, la divisione Fontanelli (ex-Peyri), sempre aggregata al IV Corpo d'Armata di Bertrand, era andata ad ingrossare l'Esercito del Nord. al comando del maresciallo Audinot. Fra il 19 e il 23 agosto, costui tentò di portare a termine una manovra su Berlino, ma il suo tentativo, a causa del deciso intervento dei prussiani di Bulow, terminò malamente. Allora le truppe di Audinot ripiegarono su Wittenberg protette, nel corso della ritirata, dal contingente italiano.

All'inizio di settembre, la divisione Fontanelli prese parte ad un'altra operazione contro Berlino, la quale si concluse con l'infausta rotta di Ney a Dennewitz, sempre ad opera delle truppe di Bulow

ettembre) e il giorno 28 raggiunse il campo fortificato di Torgau, dove le soldatesche italiane sfilarono al cospetto di Napoleone, il quale ne elogiò calorosamente il comportamento. Il fatto che Codazzi partecipasse alle operazioni dell'Esercito del Nord, permette di escludere -a dispetto di ciò che affermano Magnani, Ancizar y Perazzo- che possa essersi trovato a Dresda e Kulm. Invece, ciò che non è determinabile è il momento in cui fu promosso a "maresciallo d'alloggio in capo"; comunque vi è da credere che per Agostino l'emozione suscitata dalla vista dell'Imperatore a Torgao fosse ben più intensa di quella provocata dalla promozione.

La battaglia di Leipzig

Sebbene l'aureola di Napoleone conservasse il suo splendore (per lo meno agli occhi dei soldati più giovani), le sue fortune militari, in quell'autunno del 1813, erano giunte agli sgoccioli. Prova ne fu la battaglia di Lipsia. I combattimenti iniziarono il 15 ottobre con un violento scontro fra reparti di cavalleria e s'intensificarono all'indomani, quando cominciò a profilarsi l'inferiorità dell'Armée. Il giorno 17, anzichè ordinare la ritirata, l'Imperatore si trattenne a Lipsia, in attesa degli ulteriori sviluppi della battaglia. La mattina del 18, ormai consapevole dell'urgenza del ripiegamento, spedì il IV Corpo d'Armata di Bertrand ad assicurare i ponti sul Saale, ma la manovra di disimpegno venne impedita dall'assalto nemico, che si prolungò fino all'alba del 19, quando le terribili dimensioni della disfatta francese si fecero palpabili (a Lipsia l'Armée lasciò, oltre a settantamila fra morti, feriti e prigionieri, 325 cannoni, 900 carri di munizioni e 40.000 fucili). In quattro giorni l'artiglieria napoleonica sparò più di 200.000 cannonate, delle quali non poche furono esplose dalle batterie italiane. In effetti, tutte le unità del Regno Italico presenti in Germania si erano concentrate a Lipsia fin dal 15 ottobre; il giorno 16 l'artiglieria italiana prese posizione alla destra dell'Elster, in un settore particolarmente esposto: di conseguenza, Codazzi assistette alla Battaglia delle Nazioni da uno dei punti nevralgici.

Il 30 ottobre i quarantamila superstiti dell'Armée -ivi compresi i resti del contingente italiano- sostennero l'ultima battaglia della campagna. Quel giorno le truppe alleate, nel tentativo di tagliare ogni via di fuga alle ultime forze di Napoleone, attaccarono i francesi nei pressi di Hanau, ben sapendo che da lì passava il cammino per Magonza, il Reno e quindi la Francia. Ma il preponderante esercito austro-bavarese nulla potè contro l'artiglieria di Drouot -il quale com'era già accaduto a Wagram riunì le sue bocche da fuoco in un in una sola Grande Batterie- e contro l'impeto e chissà la disperazione dei soldati di Marmont e Bertrand. Ad Hanau si concluse la partecipazione italiana alla Campagna di Germania. Non appena i resti dell'Armée furono al sicuro al di là del Reno, Fontanelli ed i suoi, e con loro Codazzi, fecero ritorno in Italia. Dei 28.444 effettivi e 8.908 cavalli che avevano varcato le Alpi in aprile, riuscirono a salvarsi 3.000 uomini e 500 animali.

Un giramondo

Curiosamente, il primo periodo della storia di Codazzi è compreso fra due episodi dell'epopea napoleonica. Nato nel momento meno opportuno per "diventare prelato", egli non potè nemmeno progredire nel "campo dell'onore". Mentre la Campagna d'Italia del 1796 lo aveva avvicinato, anche se per vie tortuose, alla carriera delle armi, la sfortunata conclusione della Campagna di Germania -con i relativi contraccolpi- lo allontanò da essa, costringendolo di lì a poco a convertirsi in un giramondo.

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